Per decenni, atleti e allenatori hanno considerato il lattato—spesso erroneamente indicato come acido lattico—come il principale antagonista della performance. Era visto semplicemente come un prodotto di scarto metabolico, il colpevole della sensazione di bruciore nei muscoli durante uno sforzo intenso e un araldo della fatica. Tuttavia, la scienza dello sport ha subito un significativo cambio di paradigma riguardo a questa molecola.
La ricerca moderna ora comprende il lattato come una fonte di carburante cruciale per il cuore, il cervello e i muscoli durante l'esercizio fisico. Ancora più recentemente, è emerso un ruolo rivoluzionario per il lattato: funziona come una potente molecola di segnalazione che comunica in profondità all'interno delle strutture cellulari per regolare il metabolismo.
Una scoperta critica in questo settore rivela come l'esercizio ad alta intensità utilizzi specificamente il lattato per segnalare al corpo di cessare la produzione di nuovo grasso. Questo meccanismo fornisce una spiegazione molecolare del perché l'High-Intensity Interval Training (HIIT) e protocolli di soglia anaerobica simili siano unicamente efficaci per la gestione della composizione corporea negli atleti.
I protagonisti metabolici: FASN e la Lipogenesi De Novo
Per comprendere l'impatto dell'esercizio intenso sull'accumulo di grasso, dobbiamo prima capire come il corpo crea il grasso. Il processo di conversione di fonti di energia non grasse, principalmente carboidrati in eccesso, in acidi grassi da immagazzinare come tessuto adiposo è noto come lipogenesi de novo (DNL).
Il motore centrale di questo processo è un enzima chiamato Fatty Acid Synthase, o FASN. FASN agisce come la catena di montaggio molecolare che costruisce acidi grassi a catena lunga, che vengono successivamente immagazzinati come grasso corporeo. In uno stato di surplus calorico e bassa attività fisica, FASN è altamente attivo. Per gli atleti che mirano a un rapporto potenza/peso ottimale o alla massa magra, una DNL iperattiva è controproducente.
L'interruttore del lattato: il meccanismo della lattilazione
La connessione tra esercizio intenso e inibizione del grasso risiede in un processo chimico scoperto di recente chiamato "lattilazione".
Quando un atleta si impegna in un allenamento ad alta intensità—come sprint, complessi di sollevamento pesi olimpico o intense sessioni a intervalli—la domanda di energia supera la capacità dei muscoli di utilizzare l'ossigeno. Il corpo passa al metabolismo anaerobico, producendo quantità significative di lattato.
Questo aumento del lattato circolante non si limita a essere eliminato dal sistema. Invece, le molecole di lattato entrano nelle cellule e si attaccano fisicamente a varie proteine, alterandone la funzione. Questo processo di attacco è la lattilazione.
Fondamentalmente, i ricercatori hanno scoperto che il lattato lattila direttamente l'enzima FASN. Quando il lattato si attacca a FASN, cambia la forma e la struttura dell'enzima. Questa modifica agisce efficacemente come un freno molecolare, inibendo l'attività enzimatica di FASN. Sopprimendo FASN, gli alti livelli di lattato generati durante l'esercizio intenso regolano direttamente verso il basso la lipogenesi de novo.
In termini più semplici, il sottoprodotto chimico del duro lavoro dice ai macchinari di produzione di grasso del corpo di spegnersi.
Implicazioni per atleti e prestazioni
Questo percorso biologico ha profonde implicazioni per le prestazioni sportive e la metodologia di allenamento, andando oltre i semplici modelli "calorie in entrata contro calorie in uscita".
1. Gestione strategica della composizione corporea Per gli atleti di categoria di peso (sport da combattimento, sollevamento pesi) o quelli in cui la magrezza è correlata alle prestazioni (corsa di resistenza, ginnastica), questo meccanismo evidenzia l'importanza dell'intensità. Mentre il cardio a bassa intensità e stato stazionario utilizza il grasso esistente come carburante, il lavoro ad alta intensità previene attivamente la creazione di nuovo grasso a livello cellulare. Ciò suggerisce che l'incorporazione di HIIT consente agli atleti di mantenere fisici più snelli anche durante le fasi di maggiore assunzione di carboidrati necessarie per alimentare le prestazioni.
2. Flessibilità ed efficienza metabolica L'inibizione della DNL dirige il traffico metabolico. Chiudendo il percorso che trasforma i carboidrati in grasso, il corpo è incoraggiato a utilizzare quei carboidrati per immediate esigenze energetiche glicolitiche o per il ripristino del glicogeno. Ciò migliora la flessibilità metabolica: la capacità del corpo di passare efficientemente da una fonte di carburante all'altra in base alla domanda.
3. Convalida dell'allenamento anaerobico in tutte le discipline Questa ricerca fornisce una forte validazione biologica per l'inclusione del lavoro anaerobico ad alta intensità anche negli sport prevalentemente aerobici. Un maratoneta, ad esempio, trae beneficio da corse a tempo o sessioni a intervalli che aumentano il lattato, non solo per i miglioramenti della velocità cardiovascolare, ma per la segnalazione metabolica che ottimizza la composizione corporea a lungo termine.
Conclusione
Il vecchio adagio "senti il bruciore" ha assunto un nuovo significato, scientificamente convalidato. La sensazione di bruciore associata all'elevato accumulo di lattato non è solo un segno di sforzo; è la sensazione di un potente segnale metabolico che viene inviato in tutto il corpo. Impegnandosi in un allenamento abbastanza intenso da generare un lattato significativo, gli atleti stanno sfruttando un sofisticato interruttore fisiologico che sopprime attivamente la sintesi di nuovo grasso, ottimizzando la loro fisiologia per le massime prestazioni.

